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Arte Meiji – Caratteristiche Principali

In seguito alla restaurazione Meiji il Giappone si rinnovò e si aprì maggiormente al contatto con gli stranieri mettendo fine all’isolamento, l’arte risentì quindi dell’influenza dell’occidente e furono importate forme d’arte sconosciute alla tradizione giapponese.

L’architettura nel periodo Meiji-taisho
L’architettura giapponese subì l’influenza occidentale sia perché alcuni architetti europei come T.J. Waters , C.V. Cappelletti furono invitati a costruire le loro opere in città come Tokyo, sia perché alcuni aspiranti architetti giapponesi studiarono all’estero e costruirono in patria edifici con caratteristiche occidentali come la Banca del Giappone di Tatsuno Kingo.

Banca del Giappone
Ci fu innovazione anche nei materiali utilizzati infatti per far fronte ai continui terremoti si abbanbonò il legno e inseguito si passò all’utilizzo del cemento armato ben più resiste ai sismi.
In particolare nel periodo Taisho si utilizzo largamente il cemento armato per la costruzione di imponenti grattacieli che diedero un nuovo volto al Giappone.

Pittura nel periodo Meiji-taisho
Anche la pittura risentì dell’influsso occidentale fu importata la tecnica dell’olio su tela, fu difficle armonizzare le tecniche occidentali con quelle tradizionali per cui si formarono due correnti artistiche: una tipicamente giapponese l’altra orientata all’arte occidentale.
A favore della corrente occidentale fu inagurate la scuola d’arte tecnologica di Tokyo che con artisti come Chiossone e Antonio Fontanesi incoraggiò il fauvismo e correnti dell’arte d’avanguardia come il cubismo e il futurismo.
Gli artisti che continuavano a seguire la tradizione giapponese praticavano il nihonga, ovvero la pittura giapponese, la pittura di stampo occidentale invece era detta yoga.

Scultura nel periodo Meiji-taisho
In precedenza la scultura giapponese era stata largamente legata al buddismo, nell’epoca Meiji-taisho invece si producevano solo piccole statue di Buddha e si prendeva spunto dalle sculture occidentali in particolare nella scuola d’arte di Kobu venne ospitato lo scultore italiano Vincenzo Ragusa.
La scultura tradizionale e quella occidentalizzata convissero ma quando nel 1907 si tenne il primo Salone nazionale delle belle arti a Tokyo si notò la partecipazione di molti artisti che preferivano le tecniche europee e che utilizzavano materiali innovativi abbandonando il legno.

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